Autostima
Scritto da Patrizia Colbertaldo Mercoledì 04 Maggio 2011 22:15

Tra tutti gli animali che popolano la nostra Terra, l’uomo è l’unico capace di disprezzarsi, di svalutare la propria presenza nel mondo.
E’ anche l’unico a possedere un Io, uno strumento pensante che utilizza per “misurare” le proprie esperienze, gli altri, se stesso e tutto ciò che cade sotto i suoi sensi. Non si tratta di una coincidenza. La nostra capacità di svalutarci dipende proprio dall’uso-dall’abuso- scorretto che facciamo di questo nostro dono. Rivolgendo su sé stessi la funzione analizzante del pensiero, prendiamo il contatto con le regole della materia vivente e ci alieniamo dal nostro corpo, il depositario della nostra realtà.
L’Io, infatti, è solo un osservatore: non è in grado di interagire con il corpo da cui è nato, non ha potere sugli organi e le funzioni e nemmeno sulle emozioni, che, come un mare sconosciuto rischiano a volte di travolgerlo.
Questa mancanza di potere, sottilmente percepita, gli comunica un senso di inadeguatezza di base, che cerca di superare cercando nel mondo che lo circonda modelli che gli sembrano “forti”, “validi”, “ di successo” da imitare. A questo punto l’alienazione da sé si è strutturata, siamo pronti per l’autosvalutazione e l’infelicità. Attraverso il lavoro di gruppo e alcuni appositi esercizi, si possono efficacemente smontare i meccanismi perversi che portano al disprezzo di sé e riscoprire la nostra realtà.
Stimarsi è importante: significa, infatti, piacersi ed essere soddisfatti di sé stessi, vuol dire cercare la felicità, volersi bene, godere appieno della propria esistenza. Ma spesso raggiungere questo obiettivo non è così semplice; anzi, a volte cadiamo in una situazione paradossale, in cui più ci sforziamo di star bene, ponendoci mete sempre più ambiziose, più finiamo per disistimarci. Allora cominciamo ad essere a pezzi, infelici, a vivere un fallimento dopo l’altro. Siamo erroneamente convinti che la nostra felicità dipenda da fattori esterni, che la nostra autostima dipenda dall’avere una bella casa, o l’ultimo modello dell’automobile più prestigiosa.
L’errore è sempre lo stesso, il cercare fuori di noi ciò che per sua natura sta dentro, e rimandiamo la stima di noi stessi ad un futuro che non c’è, che non sappiamo neppure quale sia, ad un momento che deve sempre arrivare. E intanto passano gli anni e cresce in noi la paura che quel momento non arriverà mai, e con essa, cresce anche il senso di fallimento.
Per ritrovare la via verso l’autostima dobbiamo quindi abbandonare sia l’idea che la nostra realizzazione personale arriverà solo in futuro, sia l’idea di essere eredi di un passato che ci condizionerà per sempre.
Attraverso varie tappe nel gruppo si impara a stare nel presente, a mollare i sensi di colpa che ci attanagliano e ci rendono schiavi, e in un breve percorso esperenziale di quattro incontri riscopriamo l’esaltante piacere di essere solo per noi stessi e per condividere la ritrovata gioia di esistere.
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Patrizia Colbertaldo

