Dimmi perchè mangi...
Scritto da Patrizia Colbertaldo Venerdì 06 Maggio 2011 21:44

Sembrerà una domanda banale, del tipo ma questa che cosa vuole sapere?Oppure potrebbe sembrare a prima lettura una domanda con delle risposte ovvie, ma così non è. Si, è vero DOVREMMO mangiare per nutrirci ma siamo sicuri che ci nutriamo ingoiando tutte le volte tutto ciò che ci capita a tiro senza neppure chiederci se davvero ci va? Il primo significato della parola “nutrire” dal latino, è legato al gesto che fa la madre nell'allattare il figlio e quindi fargli dono attraverso il suo seno di quell'alimento che mai più egli dimenticherà, e che da solo può provvedere all'accrescimento in quanto alimento completo dal punto di vista di proteine, carboidrati, grassi, vitamine, oligoelementi, ecc…e allo sviluppo non solo di un sistema immunitario efficiente in grado di proteggerci per tutta la vita, ma anche di un sano equilibrio psicofisico.
La nutrizione assume un valore quindi assai importante, quando davvero ci NUTRIAMO, ossia assumiamo, complice un sano istinto, tutto ciò che la Natura ci offre per provvedere in età adulta non più all'accrescimento, ma al mantenimento dell'efficienza del nostro sistema mente-corpo, nonché alla rigenerazione delle nostre cellule, tutto ciò a garantire un equilibrio che ci consente di arrivare alla vecchiaia in maniera ottimale, senza acciacchi e acciacchetti. E la Natura si sa, quando assumiamo in maniera corretta ciò che serve, non produce squilibri. Nel senso che…avete mai visto in Natura (non nelle nostre case naturalmente) un animale obeso? Avrete visto un animale robusto, o uno molto esile, certo perché ognuno ha la sua natura, ma l'obesità credetemi non è un fatto naturale. Questo perché l'animale si nutre nel senso del termine che abbiamo appena visto, noi invece MANGIAMO, ossia nell'etimologia del termine MANDUCHIAMO, ossia ancora, muoviamo le mandibole, spesso e nei casi peggiori durante l'arco di tutta la giornata, e in maniera del tutto scollegata dal nostro istinto e dalla nostra consapevolezza. Come aggravante mangiamo “cibi”, che se davvero sapessimo e volessimo leggere le etichette, sembrano usciti dal laboratorio del “piccolo chimico”.
E la chimica al massimo può nutrire un robot, e noi piano piano lo stiamo diventando e lo siamo diventati. Robot, ossia esseri automatici che allungano la mano e infilano nel carrello tutto ciò che capita senza domandarsi alcunché, e ancora automi che ingurgitano ciò che hanno messo nelcarrello senza continuare a domandarsi alcunché, ma il grasso e l'insoddisfazione che accumuliamo giorno dopo giorno ci raccontano di questi gesti fatti nella totale inconsapevolezza; infatti, presi e persi in una vita che non ci dà più alcun tipo di soddisfazione, in rapporti affettivi ormai logori, in vite che sembrano svuotate dal senso, noi sappiamo trovare una sola risposta: CIBO. E così anno dopo anno mangiamo la nostra tristezza, la nostra insoddisfazione, e rispondiamo automaticamente, memori nell'inconscio di quando lattanti, piangevamo perché magari avevamo sete, sonno o semplicemente volevamo essere coccolati perché il bisogno d'AMORE nella vita c'è ed è normale che ci sia, ma la risposta che nostra madre ci dava e che continuiamo a dare ai nostri figli è sempre CIBO.
Dalla culla abbiamo quindi imparato a rispondere ai nostri disagi mangiando e continuiamo a perpetrare questi comportamenti senza capire perché. In poche parole spostiamo i nostri problemi di relazione con noi e col mondo esterno sul cibo e quindi mangiamo troppo, o anche troppo poco; e obesità e anoressia crescono in maniera esponenziale nella nostra società. Che fare allora? Occorre dimenticare la parola dieta, che ci fa sprofondare in un circolo vizioso ancora più malato, e ci distrugge il metabolismo portandoci ad ingrassare sempre di più, e come risposta dobbiamo lavorare sull'imparare a prendersi cura di sé, a saperci riappropriare di quel “seno” perduto.
E poi occorre lavorare sulla consapevolezza, partendo da domande che l'uomo se si ferma un attimo ( e che paura fermarsi, infatti, ci hanno insegnato che chi si ferma è perduto) naturalmente si pone, ossia: Chi sono? E qual è lo scopo del mio essere qui? E la Naturopatia ci può aiutare su più fronti, infatti, esistono delle sinergie di erbe che vengono addirittura assunte per via parenterale, ossia in forma di comodi cerotti da applicare sulla pelle senza alcun effetto collaterale, ma con il grande pregio di aiutarci a “raddrizzare” il nostro metabolismo, facendolo tornare a livelli normali, e facendoci recuperare in breve tempo il nostro peso forma; e poi insieme al peso forma recuperato una volta imparato a nutrirci e a smetterla di mangiucchiare potremo recuperare uno stato di salute ottimale e insegnarlo ai nostri figli.
In più, visto che la Naturopatia è anche ricerca di sé, possiamo aiutarci a rispondere alle nostre domande, eentrare in contatto con noi stessi per spezzarecircoli viziosi, attraverso le tecniche di meditazione, che oggi è ormai scientificamente provato, hanno anche il pregio di allontanare le malattie cardiovascolari, e rafforzare il sistema immunitario, nonché possono aiutarci a ritrovare l'equilibrio perduto e donarci pace e serenità. Ne abbiamo veramente bisogno? Mi pare proprio di si, e mai più di adesso.Namaste e buon ritorno a casa
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